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	<title>Il mio mondo a 4 stelle &#187; la comunicazione</title>
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		<title>Il mio mondo a 4 stelle &#187; la comunicazione</title>
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		<title>il navigatore</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Jun 2008 19:28:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[italiani]]></category>
		<category><![CDATA[l'individuale]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La tecnologia ha cambiato la vita a tutti. Come tante protesi, dispositivi di ogni tipo ci semplificano la vita, o almeno ci convinciamo di questo. Tra i tanti, quello che rischia di inibire la funzionalità di una parte di materia grigia è il navigatore. Sempre più diffuso nelle macchine di tutte le cilindrate, il navigatore [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=27&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La tecnologia ha cambiato la vita a tutti. Come tante protesi, dispositivi di ogni tipo ci semplificano la vita, o almeno ci convinciamo di questo. Tra i tanti, quello che rischia di inibire la funzionalità di una parte di materia grigia è il navigatore. Sempre più diffuso nelle macchine di tutte le cilindrate, il navigatore rende l&#8217;uomo imbecille, incapace di prendere qualsivoglia iniziativa all&#8217;infuori di quello che gli dice quella malefica scatoletta.</p>
<p>Un classico è la telefonata del cliente che chiede informazioni su come arrivare all&#8217;hotel. Modestamente sono capace di dare queste informazioni ad occhi chiusi, da qualsiasi parte di Roma si provenga, con una minuziosità di particolari eccezionale. Richiedo solo un&#8217;accortezza: che mi si ascolti! Invece no, il proprietario di un navigatore dopo 20 secondi che ascolta, annuncia subito che lo scopo della telefonata non è avere indicazioni stradali&#8230; che cavolo, per quello c&#8217;è il navigatore&#8230;quanto  il nome di  una via  più grande che  il proprio apparecchio sia in grado di riconoscere.  A volte mi ostino a fargli capire che con tre, al massimo quattro brevi manovre può arrivare all&#8217;hotel, ma tutte le volte mi viene risparmiato il fiato.</p>
<p>Poi c&#8217;è il cliente che ti chiede un ristorantino dove mangiare pesce. Comincio allora a spiegargli che circa a tre chilometri c&#8217;è n&#8217;è uno delizioso, deve girare alla prima a destra, arrivare al semaforo e girare subito a sinistra, andare sempre dritto fino al semaforo successivo dove all&#8217;angolo c&#8217;è il ristorante. Ebbene, il cliente forse per educazione non mi interrompe, ma mi accorgo che non sta facendo nemmeno il minimo sforzo per seguirmi. Alla fine mi interrompo e a quel punto esce allo scoperto: &#8220;mi serve solo l&#8217;indirizzo, perchè ho il navigatore!&#8221;. Getto sul bancone la penna con cui avevo tracciato con tanta pazienza il percorso e lo avviso che non conosco il numero civico, ma lui con fare impavido mi dice &#8220;fa niente&#8221;. Va bene, penso, prenditi il nome di questa via che è lunga solo 5 chilometri, e che probabilmente il navigatore ti farà prendere dall&#8217;inizio, mentre il ristorante è alla fine&#8230;sono proprio contenta!</p>
<p>Poi c&#8217;è il cliente che deve andare in farmacia, Gli spiego di andare sempre dritto fino alla piazza. Ma lui si sente poco bene, preferisce andare in macchina, solo che ha bisogno del nome esatto della piazza da impostare sul navigatore. &#8220;Ma questo è assurdo&#8221; dico &#8220;guardi, che se si affaccia fuori, alla fine della via intravede la piazza!!&#8221;. Con il volto un&#8217;pò impaurito mi osserva, sembra proprio aver dimenticato come percorrere trecento metri senza usare il navigatore.</p>
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		<title>ricevimento prego?</title>
		<link>http://eva6mila.wordpress.com/2008/04/05/ricevimento-prego/</link>
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		<pubDate>Sat, 05 Apr 2008 20:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[la camera]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando sento squillare il telefono, e sul display compare un numero di camera, nel giro di pochi secondi mi attraversano la mente centinaia di ipotesi su quale possa essere la richiesta del cliente. In genere non bado alla lingua del mio interlocutore, sebbene con il solo numero della camera ne individui subito l&#8217;identità, e così [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=26&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;">Quando sento squillare il telefono, e sul display compare un numero di camera, nel giro di pochi secondi mi attraversano la mente centinaia di ipotesi su quale possa essere la richiesta del cliente. In genere non bado alla lingua del mio interlocutore, sebbene con il solo numero della camera ne individui subito l&#8217;identità, e così rispondo sempre nella stessa maniera, ovvero: &#8220;ricevimento prego?&#8221;. Tra le molte domande lecite che il cliente mi rivolge, ci sono a volte delle richieste assurde che non possono evitare di farmi sorridere:</p>
<p>driin&#8230;camera 14 Kim Park jo<br />
&#8220;Ricevimento prego?&#8221;<br />
&#8220;Uh..Ah..choimin a&#8221;<br />
&#8220;???&#8221;<br />
&#8220;Ma.uh..na&#8221;<br />
&#8220;???&#8221;<br />
click. Ricevitore chiuso</p>
<p>driin&#8230;camera 62 Moccoletti<br />
&#8220;Ricevimento prego?&#8221;<br />
&#8220;ah si buongiorno, volevo conoscere la temperatura esterna&#8221;<br />
Il signore forse crede ancora di stare in aereo.</p>
<p>driin&#8230;camera 74 Jackson<br />
&#8220;Ricevimento prego?&#8221;<br />
&#8220;Hi!  This is Gei-ei -si-kei-es-o-en room, I&#8217;m looking for the ice machine in my room!&#8221;</p>
<p>driin&#8230;camera 51 Pappalardo<br />
&#8220;Ricevimento prego?&#8221;<br />
&#8220;Buonasera, vorrei prenotare un tavolo per due alle 20&#8243;<br />
&#8220;Sig. Pappalardo, il nostro ristorante non ha bisogno di prenotazione, quando lo ritiene opportuno può andarci&#8221;<br />
&#8220;Ah, va bene, solo vorrei un tavolo fronte mare&#8221;<br />
&#8220;Fronte mare? Ma Sig. Pappalardi, con tutto lo sforzo possibile non riesco proprio ad accontentarla, visto che il mare si trova a circa 20 Km&#8221;<br />
&#8220;Ma mi scusi, non è il ristorante Peppino?&#8221;<br />
&#8220;No Sig. Pappalardo, questo è il ricevimento dell&#8217;albergo!&#8221;.</p>
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		<title>bus tauwer dokodeska</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Mar 2008 18:21:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Avevo appena finito di sbrigare le pratiche del check-in del gruppo giapponese, quando vedo aggirarsi per la hall una signora dall&#8217;aria un po&#8217; spaesata e intimidita. Dopo uno scambio di sguardi reciproci, la signora deglutisce tutto il coraggio possibile e dice: &#8220;bas tauwer&#8221;, ed io: &#8220;sorry?&#8221;. La cliente allora aggiunge: &#8220;bas tauwer dokodeska?&#8221;. A questo [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=23&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Avevo appena finito di sbrigare le pratiche del check-in del gruppo giapponese, quando vedo aggirarsi per la hall una signora dall&#8217;aria un po&#8217; spaesata e intimidita. Dopo uno scambio di sguardi reciproci, la signora deglutisce tutto il coraggio possibile e dice: &#8220;bas tauwer&#8221;, ed io: &#8220;sorry?&#8221;. La cliente allora aggiunge: &#8220;bas tauwer dokodeska?&#8221;. A questo punto la mia espressione si fa tipica di quando sottointendo &#8220;ma che stai a dì?&#8221; ovvero, occhi a fessura e testa reclinata verso sinistra, e così ripeto: &#8220;bus tower?&#8221;, e la signora, annuendo tutta contenta, aggiunge: &#8220;dokodeska?&#8221;. Io ed il mio collega cominciamo allora ad analizzare parola per parola, e riportando la testa in posizione eretta, propongo: &#8220;bus tower&#8230;ma che sono venuti con un pullman a due piani?&#8221;, e lui:&#8221;ma no, forse intende dire bus driver,  imitando il gesto del volante. Ci rimane da capire l&#8217;ultima parola, dokodeska. Per uno strano meccanismo del cervello, l&#8217;immediata associazione semantica che ci sovviene è lo spagnoleggiante donde esta. D&#8217;altronde è assai frequente che alcune persone usino rivolgersi a noi utilizzando parole in spagnolo sparse qua e là, pur essendo di tutt&#8217;altra lingua, ma solo perché pensano che sia quanto di più simile all&#8217;italiano. Ormai ne siamo certi, il significato della frase è: &#8220;dov&#8217;è l&#8217;autista del pullman?&#8221;.</p>
<p>La signora, assai scoraggiata dai nostri deliri, ad un certo punto vede comparire la tour leader del suo gruppo come un angelo salvatore. Mentre gli sciorina una serie di parole giapponesi, tra cui riusciamo a riconoscere appunto bas tauwer dokodeska, la capo gruppo si rivolge a noi con un delizioso sorriso, e finalmente ci traduce: &#8220;where she can find a bath towel?&#8221;.</p>
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		<title>Popey 1</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Mar 2008 19:05:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[americani]]></category>
		<category><![CDATA[l'individuale]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Fino a un po&#8217; di tempo fa, nel mio hotel, arrivavano diversi americani, da sempre considerati come buona clientela, nel senso che non badavano a spese. Oggi sono sempre di meno, e anche loro, come gli europei, si adattano a soluzioni low cost.
Il turista americano era quello che noleggiava un auto con conducente per un intero giorno, [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=19&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Fino a un po&#8217; di tempo fa, nel mio hotel, arrivavano diversi americani, da sempre considerati come buona clientela, nel senso che non badavano a spese. Oggi sono sempre di meno, e anche loro, come gli europei, si adattano a soluzioni low cost.</p>
<p>Il turista americano era quello che noleggiava un auto con conducente per un intero giorno, capace di fargli anche da guida turistica in lingua. Oggi, invece, il cliente americano tende a comportarsi come turista &#8220;fai da te&#8221;,  com&#8217;è il caso del signore che è arrivato nel mio hotel. Un uomo rosso ed esageratamente fuori peso, accompagnato dalla madre troppo anziana per aver potuto sopportare un viaggio così lungo (eppure ce l&#8217;ha fatta), mi chiede dove può trovare un negozio di gadgets cristiani (traduzione letterale). Mi viene in mente una via in prossimità del Pantheon, famosa a Roma proprio per questo tipo di negozi, gli stessi dove si riforniscono i preti. Il cliente allora mi chiede come poterci andare, in quanto si rende conto di stare in una zona periferica della città. Gli propongo un taxi, visto che è già un miracolo che la madre sia riuscita a fare la traversata dell&#8217;Oceano,  ed escludo che possa sopportare la traversata di Roma con i mezzi pubblici. Ma lui insiste, soprattutto dopo avergli detto che il taxi costerebbe € 29,00 in più rispetto all&#8217;autobus.</p>
<p>Approfittando del momento di calma presso la reception, decido di dedicarmi al cliente con ampie spiegazioni: &#8220;So, you can catch the bus 790 until Magliana Station, and from there the metro until Colosseo, and from there the bus 87 until here&#8221;, indicandogli un cerchio rosso sulla mappa Largo Argentina, e poco distante la via con i negozi che cerca. Gia&#8217; da qui mi chiede la distanza tra la fermata del bus e la via, perchè mi dice che proprio non ama camminare. Eppure già dalla mappa si vede che sono vicinissime, comunque lo tranquillizzo: &#8220;few metres sir, 30 metres&#8221;. Lui rimane con lo sguardo fisso sulla mappa, e con una lentezza impressionante comincia a segnare con la penna degli strani segni, ripercorrendo a mente i vari passaggi e dice:&#8221; ok the bus 87 until here&#8221; ed indica la stazione Magliana, &#8221; and then 790&#8243;. Allora gli rispondo:&#8221; no, no, sir 790 before and then 87&#8243;. Vicino a quei segni che aveva scritto in precedenza, aggiunge i numeri degli autobus. Non lo vedo convinto, infatti mi chiede dov&#8217;è la fermata del 790. Gliela indico al di là della vetrata, ma mi accorgo che non è sufficente. Così tiro fuori una cartina della mia zona e gli indico la fermata. Prende in mano il foglio e comincia a girarlo in più versi. Mi chiedo cosa stia facendo, proprio non capisco. Dopo mezzo minuto di giri di foglio mi chiede le coordinate spaziali: &#8220;where&#8217;s the North?&#8221;, ed io &#8220;Here sir, here&#8221;. Ma che gli servirà sapere dov&#8217;è il Nord? Comunque ancora ho del tempo da dedicargli, quindi continuo ad assecondare le sue stranezze.</p>
<p>Poi mi chiede dov&#8217;è un negozio il cui nome glielo ha fornito in precedenza il mio direttore. Quel nome non mi dice niente, allora mi rivolgo al mio direttore chiedendogli dove si trovi, e lui mi dice:&#8221;Via della Conciliazione&#8221;,  ed io &#8220;si vabbè ma su quale lato?&#8221;, &#8220;ma chi se lo ricorda? Via della Conciliazione e basta&#8221;, ma io insisto &#8220;guardi, lei non capisce, ho bisogno di sapere esattamente a che punto di Via della Conciliazione si trova il negozio che cerca questo signore, altrimenti mi si pianta qui  come un mulo &#8220;, per fortuna capisce la mia situazione e mi dice &#8220;all&#8217;angolo destro, si, all&#8217;angolo destro&#8221;. Ho capito, ne ha sparata una, un suggerimento per fare lo stesso con il cliente e così, mostrandogli via della Conciliazione sulla mappa, gli indico un angolo a caso dicendogli: &#8220;the shop is here&#8221;, ma poi pentendomi subito gli aggiungo: &#8221; more or less&#8221;.  </p>
<p>&#8220;How can I get to Via della Conciliazione?&#8221;, semplice penso, metà del lavoro, almeno fino alla metro è stato fatto, e così ripeto, in modo frettoloso, visto che era la terza volta che gli ripetevo lo stesso tragitto: &#8220;You catch the bus 790 until Magliana&#8221;, e aggiungo, &#8220;from there you get the Metro to Termini, then you change the line ang get off to Ottaviano and take a walk to Via della Conciliazione&#8221;. A questo punto, mi rendo conto che non aveva capito che quella cartina che gli avevo messo sotto gli occhi, con due linee tracciate e tanti nomi vicino,  fosse il tracciato delle uniche due linee di metropolitana che esistono a Roma. Incredibile, forse pensava che fossero le uniche due strade esistenti a Roma, non so come spiegarmelo, sta di fatto che ho dovuto tirar fuori tutti i nomi anglofoni per fargli capire che si trattava della metropolitana: &#8220;this is the metro map, the underground&#8221; e ci provo pure con l&#8217;inglese:&#8221;this is the tube!&#8221;. Ma lui ancora con fare perplesso mi chiede come poter cambiare da una metro all&#8217;altra, che tipo di indicazioni troverà, e soprattutto se è facile. A questo punto alzo le mani. Questo qua mi chiede se è facile cambiare linea di metropolitana? Assolutamente no, è l&#8217;esperienza più pazzesca che ti possa capitare, anzi prendi un biglietto da visita del nostro albergo, con l&#8217;indirizzo e tutto, così in qualsiasi punto ti trovi puoi prendere un taxi e tornare, e vorre aggiungere&#8230;deficiente! Resosi conto della mia punta di esasperazione, decide di darsi un tono da grand viveur, e guardando il Tevere sulla mappa mi chiede in che direzione fluisca. Non ci posso credere, ma che gli frega? Ok, decido ancora di essere paziente e gli indico la direzione, e lui &#8220;I&#8217;m a sailor, I travelled all around the world by the ship&#8221;. Ora capisco, è un navigatore, e se solo potesse prendere una barca, anche piccolissima, si girerebbe Roma con estrema facilità e disinvoltura. Chissà da quale Stato degli USA viene il marinaio, la curiosità è forte a questo punto, e penso dal Massaschussets, in giro per i mari del Nord, o dalla Florida, in giro dei mari del Sud. Ma lui, inghiottendo la solita patata che contraddistingue il tipico accento americano mi risponde: &#8220;Texas!&#8221;.</p>
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		<title>hotta water</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Feb 2008 11:43:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[l'individuale]]></category>
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		<description><![CDATA[Ieri, al suono della chiamata interna della camera 51, rispondo: &#8220;ricevimento prego?&#8221;. Dall&#8217;altra parte una vocina da cartone animato mi risponde: &#8220;ah, mm, room ah, fiftu-uanne, mm, could you&#8230;ah&#8230;eto, no, could you, eto&#8230;&#8221;. Nel frattempo mi siedo, preoccupata se e quando questa comunicazione avrà fine. La sprono con lo stesso invito che si farebbe ad [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=18&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Ieri, al suono della chiamata interna della camera 51, rispondo: &#8220;ricevimento prego?&#8221;. Dall&#8217;altra parte una vocina da cartone animato mi risponde: &#8220;ah, mm, room ah, fiftu-uanne, mm, could you&#8230;ah&#8230;eto, no, could you, eto&#8230;&#8221;. Nel frattempo mi siedo, preoccupata se e quando questa comunicazione avrà fine. La sprono con lo stesso invito che si farebbe ad un cavallo con gli speroni, rispondendogli con un &#8220;yeees&#8230;&#8221;, e lei continua: &#8220;ye, ye, room fiftu-uanne, could you please, ah..eto&#8230;&#8221;. A quel punto squilla un altro telefono. Colta dall&#8217;indecisione se finire la comunicazione con la signora e poi rispondere, opto per allontanare la cornetta della giapponese e sentire chi mi chiama sull&#8217;altra linea. Con una velocità pazzesca, tutto d&#8217;un fiato, dico: &#8220;hotel &#8230;in cosa posso esserle utile?&#8221;. Dall&#8217;altra parte un signore mi dice: &#8221; Buona sera mi chiamo Piera&#8221;. Penso di essermi sbagliata, si tratta dell&#8217;ennesima donna la cui voce al telefono suona maschile. &#8220;Mi dica&#8221;, rispondo, e lei: &#8221;Vorrei prenotare una camera dal 4 all&#8217;11 aprile&#8221;. Nel frattempo riprendo la cornetta della giapponese per sentire a che punto è arrivata: &#8221; eto&#8230;room fiftu-uanne, eto&#8221;. Ok, penso, ancora stiamo ai preliminari, posso prendere questa prenotazione. Continuo così la comunicazione con la sig.ra Piera &#8220;prego signora, ho disponibilità&#8221;. Già armata di carta e penna, mi accingo a prendere tutti i dati e a chiudere la chiamata in meno di un minuto, quando la signora mi interrompe e mi dice: &#8220;c&#8217;è un problema, sono un trans&#8221;. Lo dice talmente veloce, che l&#8217;unica parola che capisco è &#8220;problema&#8221;. Lì per lì penso di non dare peso al cosidetto problema, l&#8217;importante è chiudere presto la comunicazione poichè la giapponese dall&#8217;altra parte è quasi pronta a portare a termine la frase, infatti è arrivata a &#8221; eto..could you please bring&#8230;eto&#8230;&#8221;. Così a Piera dico &#8220;nessun problema signora&#8221;, ma lei insiste &#8220;sono un trans&#8221;. A questo punto ricompongo le lettere di questa specia di monosillabo T-R-A-N-S, ed emetto un lungo e sonoro &#8220;Ah&#8221;, per cercare di prendere tempo e trovare una risposta intelligente, così dico: &#8220;e che problema c&#8217;è, noi accettiamo tutti&#8221;. Appena data la risposta prendo a testate il tavolo, incazzandomi con me stessa per la risposta più stupida che potessi dare&#8230;ci mancava che dicessi &#8220;signora noi accettiamo tutti: cani, pederasti e trans&#8221;&#8230;che stupida! Che fortuna la signora Piera non percepisce la mia risposta in questi termini, anzi mi risponde rincuorata del fatto che io non veda nessun problema. E colpita da tanta disponibilità per raccontarmi la sua vita, fatta di ambienti pieni di pregiudizi, di amiche date in pasto alla strada, delle sue scelte di vita&#8230;oddio, in che situazione mi sono messa, la cosa si fa lunghissima, e non voglio ferire la signora Piera chiudendo in modo sbrigativo la comunicazione.  Poi mi ritorna in mente la giapponese, si la giapponese! La mia svolta per terminare la comunicazione con Piera in modo professionale: &#8220;mi scusi signora se la interrompo, purtroppo ho un&#8217;altra persona sull&#8217;altra linea, e devo salutarla&#8230;quando vuole mi richiami pure&#8221;, e lei &#8220;grazie eva, non mancherò&#8221;. Tiro un sospiro non tanto di sollievo, quanto per preparami a risolvere l&#8217;altra chiamata, quella della signora giapponese. Così, con un&#8217;altra spronata di incitamente dico:&#8221;yes madam, could i bring what madam, what?&#8221; e lei finalmente tutto d&#8217;un fiato, con enfasi liberatoria mi risponde &#8220;hotta water!!!&#8221;.</p>
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		<title>vasca o doccia?</title>
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		<pubDate>Sun, 06 Jan 2008 19:34:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[il bagno]]></category>
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		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Mi era sembrato di aver sentito una goccia cadere sulla testa. Altri 10 secondi e ne ho sentita un&#8217; altra. Quando alzai la testa vidi sul soffitto una vistosa ed estesa macchia d&#8217;umidità. Chiamai pertanto il manutentore il quale mi disse che probabilmente il tubo della vasca della camera 6 era rotto; appena il cliente fosse uscito lui [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=11&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Mi era sembrato di aver sentito una goccia cadere sulla testa. Altri 10 secondi e ne ho sentita un&#8217; altra. Quando alzai la testa vidi sul soffitto una vistosa ed estesa macchia d&#8217;umidità. Chiamai pertanto il manutentore il quale mi disse che probabilmente il tubo della vasca della camera 6 era rotto; appena il cliente fosse uscito lui sarebbe andato prontamente ad effettuare la riparazione o, perlomeno, a valutare l&#8217;entità del guasto.</p>
<p>Aspetta e aspetta, ma il cliente dalla camera 6 non usciva. Finché vidi una specie di ruscelletto sgorgare in modo inspiegabile dalla cima delle scale di fronte a me. Allertai di nuovo il manutentore, che corse immediatamente alla scoperta della sorgente del ruscello, e la scoprì sotto la porta della camera 6. Dopo diversi tentativi di aprire la porta, tra bussate e telefonate in camera, si decise per sfondare la porta. In un nano secondo ci balenò in testa la possibilità che il cliente avesse scelto come sistema di suicidio il meno probabile: riempire la camera d&#8217;acqua fino ad annegarvi!</p>
<p>E uno, e due, e tre&#8230;finalmente la porta si spalancò. Il cliente era in realtà una cliente, anziana e giapponese, che se ne stava addormentata (ai nostri occhi era morta) nella vasca, avvolta in una cappa densa di vapore, con una temperatura nell&#8217;aria di circa 40°. L&#8217;acqua aveva invaso tutta la camera. Il parquet era praticamente inzuppato. Appena provammo a toccarla, perlomeno per sentire se ancora respirava, la signora si ridestò urlando. Immaginate la scena: lei nuda, tutta raggrinzita, si sveglia e vede quattro persone estranee intorno a lei&#8230;e chi è che doveva urlare?</p>
<p>Pare che i giapponesi abbiano proprio una mania per il bagno caldo. Spesso è la <em>condicio sine qua non </em> per la scelta dell&#8217;hotel. Quindi se pensate di aprire un albergo, e di ospitare clientela giapponese, scordatevi la doccia. E&#8217; capitato anche un&#8217;altra volta che una ragazza giapponese è svenuta nella vasca per la pressione bassa, a causa del bagno troppo caldo dopo una sfiancante giornata di giri turistici (nonostante si fosse sostenuta tutto il giorno con le formidabili prugne secche macerate nell&#8217;aceto, che i giapponesi portano sempre con loro). Fortunatamente aveva lasciato la porta aperta, e per la gioia del facchino, era proprio una bella ragazza!</p>
<p>Tutt&#8217;altra storia riguarda i cinesi. La vasca temo proprio che non sappiano cosa sia:<br />
letto supplementare?<br />
lavatoio?<br />
o grande wc, come è capitato purtroppo di verificare?</p>
<p>I cinesi amano farsi la doccia, ma fuori dalla vasca, al centro del bagno, dove si trova un piccolo scarico per le pulizie quotidiane della cameriera, o almeno fino a dove arriva il tubo del doccino. Questo, come ben capirete, provoca un allagamento del bagno e dei locali limitrofi, e non poca irritazione del cliente che sembra incolparci dello scarico ostruito. &#8220;Ma di quale scarico parla? L&#8217;unico esistente è quello dentro al grande wc, o lavatoio o letto supplementare!&#8221; vorrei dirgli. Ma non sempre è facile comunicare con alcuni di loro, sopratutto con quelli che non conoscono la vasca e fanno la doccia al centro del bagno! Il facchino adottò allora un modo efficace e schietto per spiegare a questi clienti come si usa la doccia: entrare nella vasca, allocare il doccino nell&#8217;apposito sostegno al di sopra della testa, e darsi una bella strofinata di piacere su tutta la pancia!</p>
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		<title>do you understand me?</title>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 13:39:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[giapponesi]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[La comunicazione con i giapponesi è piuttosto difficoltosa. Escluso che qualcuno dei receptionist parli giapponese, il tutto si limita ad un improbabile inglese, codificato apposta per loro. Mi viene spontaneo pensare che la lingua giapponese termini le parole con le vocali, un po’ come l’italiano. Così restaurant diventa restorant-u (la u è appena impercettibile), ticket [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=5&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>La comunicazione con i giapponesi è piuttosto difficoltosa. Escluso che qualcuno dei receptionist parli giapponese, il tutto si limita ad un improbabile inglese, codificato apposta per loro. Mi viene spontaneo pensare che la lingua giapponese termini le parole con le vocali, un po’ come l’italiano. Così restaurant diventa <em>restorant-u</em> (la u è appena impercettibile), ticket diventa <em>tickett-u</em>, hot-water si trasforma in <em>hotta water</em>. Questo linguaggio neo-anglosassone rende il cliente giapponese un caricatura, così come il modo di camminare, le donne rigorosamente a piedi storti, di correre con piccole falcate, di ringraziare inchinandosi ossequiosamente ( a proposito ci si limiti a uno o al massimo due inchini altrimenti si rischia di non finire mai). La lingua giapponese è talmente lontana dall’indoeuropeo che riusciamo a ricordare solo quelle parole che per suono, e non per significato, si avvicinano all’italiano. Con il passare degli anni abbiamo imparato giusto a dire qualche numero <em>ichi ni san</em>&#8230;, memorizzabili come quelli di una qualsiasi altra lingua per la sequenza ritmica, <em>arigatò</em> (grazie) perché la associamo ai rigatoni, <em>kaghì</em> (chiave) perché ci fa pensare alla defecazione, e infine <em>kokodè</em> (qui) perché è il verso della gallina. Chissà a cosa l’assoceranno i giapponesi quelle parole che conoscono dell’italiano, ciao, grazii, pizza, spaghetti pomodoro-u e spaghetti calbonara.</p>
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		<title>parlare in cinese</title>
		<link>http://eva6mila.wordpress.com/2007/12/31/parlare-in-cinese/</link>
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		<pubDate>Mon, 31 Dec 2007 13:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eva6mila</dc:creator>
				<category><![CDATA[cinesi]]></category>
		<category><![CDATA[gruppi]]></category>
		<category><![CDATA[la comunicazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Per quanto mi sforzi ad aggiornarmi sulle lingue straniere per comunicare con i clienti, ammetto che con il cinese mi servirebbe una vita intera per arrivare almeno alle parole dei convenevoli.
I cinesi, rispetto ai loro primi viaggi nel vecchio mondo, stanno apprendendo con una velocità pazzesca l&#8217;inglese. Eppure ancora mi capita che qualcuno si diverta [...]<img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=eva6mila.wordpress.com&blog=2411159&post=6&subd=eva6mila&ref=&feed=1" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>Per quanto mi sforzi ad aggiornarmi sulle lingue straniere per comunicare con i clienti, ammetto che con il cinese mi servirebbe una vita intera per arrivare almeno alle parole dei convenevoli.</p>
<p>I cinesi, rispetto ai loro primi viaggi nel vecchio mondo, stanno apprendendo con una velocità pazzesca l&#8217;inglese. Eppure ancora mi capita che qualcuno si diverta a giocare al gioco dei mimi, soprattutto gli anziani; ma anche in questo caso non è facile se pensiamo che la mimica non è un linguaggio universale&#8230;</p>
<p>ad esempio, un anziano signore, dopo aver scoperto di non avere il rotolo di carta igienica in camera, tentò di richiedermelo roteando gli avambracci tra di loro davanti il petto e aprendo poi le braccia disegnando idealmente un rettangolo. Non è facile fare un&#8217;associazione immediata con questi pochi elementi. Così a questo passaggio aggiunse una massaggiata di pancia, ma la mia perplessità arrivò comunque al massimo. Disperato completò tutta la coreografia con una massaggiata al deretano. Fu allora che finalmente mi illuminai! </p>
<p>Un altro signore passò del tempo a pensare come chiedermi una cosa. Probabilmente non era dotato di chissà quale mimica poichè dava pochi accenni di movimento&#8230;allora gli si accese una lampadina da genio: aveva l&#8217;aria di dire &#8220;ma perchè non ci ho pensato prima?&#8221;&#8230;prese carta e penna e, tutto soddisfatto, mi porse un biglietto con su un ideogramma cinese.</p>
<p>Non ho mai saputo di cosa avesse bisogno.</p>
<p>Qualcuno, colto da un attacco di pigrizia, tenta un approccio telefonico direttamente dalla camera. Alzi la cornetta e ti ascolti bello, bello un monolgo in cinese. L&#8217;importante è non ribatterlo, tanto dopo un pò finisce e il click della cessata comunicazione ti tranquillizza.</p>
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