Pubblicato da eva6mila su Gennaio 5, 2008
Capita spesso che tra i clienti cinesi ci sia quello che ti chiede dove si trova il più vicino ristorante cinese. Per molti giapponesi, invece, è importante individuare il più vicino supermercato. I coreani, sempre sprovvisti di riduttori di corrente, chiedono frequentemente dove possono trovare il ferramenta.
Molto spesso l’italiano invece ti chiede: “dove si trova la farmacia?”
Il primo giorno di vacanza del turista italiano lo definisco “il giorno della decompressione”; ancora impastato nei suoi piccoli drammi quotidiani, passa in analisi tutti i suoi lievi disturbi, terrorizzato dal fatto che uno di questi si possa acutizzare e trasformare la vacanza tanto agognata in un incubo. In genere si tratta di farmaci da banco, quindi per disturbi leggeri, ma questo non importa: anche se per raggiungere la prima farmacia di turno disponibile (chissà perchè poi capita sempre di sabato o domenica) gli prospetti un percorso ad ostacoli, degno da giochi senza frontiere, lui non demorde…”questo mal di testa potrebbe essere un principio di meningite”!
I più pigri alla fine, rinunciano alla farmacia, ma finiscono per rimpallarsi la colpa su chi di loro avrebbe dovuto ricordarsi di mettere un analgesico in valigia.
C’è poi il turista che probabilmente non ha nessun sintomo, ma lo prevede. Si sente semplicemente rassicurato dell’esistenza di una farmacia nei dintorni…”non si sa mai”!
Anni fa mi capitò una coppia in viaggio di nozze. Lei era preoccupata del fatto che, ogni volta che entrava in camera, veniva colta da una vampata di calore accompagnata da una vertigine. Mi scelse come consulente medico chiedendomi un parere su questo malore, forse attribuibile ad un colpo di frusta avuto qualche mese prima, oppure al ciclo mestruale, che quel mese era meno abbondante del solito. Fu allora che pensai che a tutte le facilities offerte nel mio hotel poteva aggiungersi anche un servizio di consulenza psichiatrica…sicuramente redditizio!
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Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007
Chiunque nella vita ha avuto a che fare con un giapponese non può non esprimere un giudizio più che positivo: i giapponesi sono molto educati, ordinati, puliti, mantengono un tono di voce moderato, non emanano cattivi odori neanche se mangiano una zuppa di cipolle. Non posso non essere d’accordo, ma provate a moltiplicare un giapponese per 50 e allora vi ritroverete in una specie di incubo. Ogni sera che nel mio hotel approdano dai 30 ai 70 giapponesi, a secondo del numero dei gruppi, si assiste allo stesso identico show. Il gruppo si dirige verso l’ingresso in modo ordinato lasciando il capogruppo in testa che si rivolgerà al receptionist con le stesse identiche frasi di rito, come se recitasse un copione di una piece teatrale. Il capogruppo, o leader, è il fedele servitore a cui tutti si affidano ciecamente. Il suo ruolo lo investe di responsabilità e lo carica pertanto di stress; talvolta ho provato a fare delle varianti al copione anticipando tutte le domande che mi avrebbe rivolto nei successivi 10 minuti, un disastro! Il leader giapponese deve fare lui le domande, tanto qualsiasi cosa tu anticipi lui non ascolta. Ci sono delle regole da rispettare nella fase del check in, e se si assecondano i suoi tempi e modi lui è felicissimo, se invece segui i tuoi tempi e gli mescoli le carte va in tilt.
Il gruppo di giapponesi una volta entrato in hotel prende educatamente posto nella hall, in attesa che il capogruppo svolga le pratiche per loro. Quando lui ha terminato inizia il vero e proprio spettacolo, la consegna delle chiavi. Non so perché, ma il leader cambia totalmente il tono della voce, accordandola a una nota più sopra e comincia a fare l’appello: una dolcissima “canzone” il cui testo sono i nomi delle persone con l’appellativo San (Signor-Signora) alla fine, che batte il ritmo della melodia, seguito dal numero delle camere. E’ ovvio che non canta, ma per i suoni che emette è come se lo facesse. Uno spettacolo a cui vi auguro di assistere almeno un volta nella vita.
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