Il mio mondo a 4 stelle

Eva6mila’s Weblog

Archivio per la categoria ‘gruppi’

il bidet

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

Quanto e quanto è stato detto sul bidet. Ciascuno di noi avrà partecipato a qualche discussione sull’esistenza o meno del bidet nelle altre parti del mondo…almeno una discussione di ritorno da un viaggio! E finiamo sempre col riconoscergli un ruolo primario e indispensabile nell’igiene personale, chiedendoci sempre come faranno quelli che non ce l’hanno. Ad esempio, ho un’amica in Francia che per miracolo ne ha uno in bagno, ma inorridita dalla sua presenza, lo utilizza come porta vasi.

Nel mio albergo è capitato più di una volta che un cinese l’abbia scambiato per wc, accorgendosi troppo tardi che non è dotato di un adeguato sistema di scarico.

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il lavandino

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

Un bel lavandino in ceramica bianca, abbastanza capiente per contenere un ottimo minestrone da condividere con gli amici. Sembrerà assurdo, ma questo ho visto oggi con i miei occhi in una camera occupata da una coppia di indiani, che hanno deciso di organizzare una cena nella loro camera per gli altri 28 componenti del loro gruppo.

Le possibilità sono due: o non avevano abbastanza scodelle per tutti e trenta, oppure avevano bisogno di una grande zuppiera per ravvivare il composto di verdure liofilizzato.

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check-in alla giapponese

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

Chiunque nella vita ha avuto a che fare con un giapponese non può non esprimere un giudizio più che positivo: i giapponesi sono molto educati, ordinati, puliti, mantengono un tono di voce moderato, non emanano cattivi odori neanche se mangiano una zuppa di cipolle. Non posso non essere d’accordo, ma provate a moltiplicare un giapponese per 50 e allora vi ritroverete in una specie di incubo. Ogni sera che nel mio hotel approdano dai 30 ai 70 giapponesi, a secondo del numero dei gruppi, si assiste allo stesso identico show. Il gruppo si dirige verso l’ingresso in modo ordinato lasciando il capogruppo in testa che si rivolgerà al receptionist con le stesse identiche frasi di rito, come se recitasse un copione di una piece teatrale. Il capogruppo, o leader, è il fedele servitore a cui tutti si affidano ciecamente. Il suo ruolo lo investe di responsabilità e lo carica pertanto di stress; talvolta ho provato a fare delle varianti al copione anticipando tutte le domande che mi avrebbe rivolto nei successivi 10 minuti, un disastro! Il leader giapponese deve fare lui le domande, tanto qualsiasi cosa tu anticipi lui non ascolta. Ci sono delle regole da rispettare nella fase del check in, e se si assecondano i suoi tempi e modi lui è felicissimo, se invece segui i tuoi tempi e gli mescoli le carte va in tilt.
Il gruppo di giapponesi una volta entrato in hotel prende educatamente posto nella hall, in attesa che il capogruppo svolga le pratiche per loro. Quando lui ha terminato inizia il vero e proprio spettacolo, la consegna delle chiavi. Non so perché, ma il leader cambia totalmente il tono della voce, accordandola a una nota più sopra e comincia a fare l’appello: una dolcissima “canzone” il cui testo sono i nomi delle persone con l’appellativo San (Signor-Signora) alla fine, che batte il ritmo della melodia, seguito dal numero delle camere. E’ ovvio che non canta, ma per i suoni che emette è come se lo facesse. Uno spettacolo a cui vi auguro di assistere almeno un volta nella vita.

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do you understand me?

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

La comunicazione con i giapponesi è piuttosto difficoltosa. Escluso che qualcuno dei receptionist parli giapponese, il tutto si limita ad un improbabile inglese, codificato apposta per loro. Mi viene spontaneo pensare che la lingua giapponese termini le parole con le vocali, un po’ come l’italiano. Così restaurant diventa restorant-u (la u è appena impercettibile), ticket diventa tickett-u, hot-water si trasforma in hotta water. Questo linguaggio neo-anglosassone rende il cliente giapponese un caricatura, così come il modo di camminare, le donne rigorosamente a piedi storti, di correre con piccole falcate, di ringraziare inchinandosi ossequiosamente ( a proposito ci si limiti a uno o al massimo due inchini altrimenti si rischia di non finire mai). La lingua giapponese è talmente lontana dall’indoeuropeo che riusciamo a ricordare solo quelle parole che per suono, e non per significato, si avvicinano all’italiano. Con il passare degli anni abbiamo imparato giusto a dire qualche numero ichi ni san…, memorizzabili come quelli di una qualsiasi altra lingua per la sequenza ritmica, arigatò (grazie) perché la associamo ai rigatoni, kaghì (chiave) perché ci fa pensare alla defecazione, e infine kokodè (qui) perché è il verso della gallina. Chissà a cosa l’assoceranno i giapponesi quelle parole che conoscono dell’italiano, ciao, grazii, pizza, spaghetti pomodoro-u e spaghetti calbonara.

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parlare in cinese

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

Per quanto mi sforzi ad aggiornarmi sulle lingue straniere per comunicare con i clienti, ammetto che con il cinese mi servirebbe una vita intera per arrivare almeno alle parole dei convenevoli.

I cinesi, rispetto ai loro primi viaggi nel vecchio mondo, stanno apprendendo con una velocità pazzesca l’inglese. Eppure ancora mi capita che qualcuno si diverta a giocare al gioco dei mimi, soprattutto gli anziani; ma anche in questo caso non è facile se pensiamo che la mimica non è un linguaggio universale…

ad esempio, un anziano signore, dopo aver scoperto di non avere il rotolo di carta igienica in camera, tentò di richiedermelo roteando gli avambracci tra di loro davanti il petto e aprendo poi le braccia disegnando idealmente un rettangolo. Non è facile fare un’associazione immediata con questi pochi elementi. Così a questo passaggio aggiunse una massaggiata di pancia, ma la mia perplessità arrivò comunque al massimo. Disperato completò tutta la coreografia con una massaggiata al deretano. Fu allora che finalmente mi illuminai! 

Un altro signore passò del tempo a pensare come chiedermi una cosa. Probabilmente non era dotato di chissà quale mimica poichè dava pochi accenni di movimento…allora gli si accese una lampadina da genio: aveva l’aria di dire “ma perchè non ci ho pensato prima?”…prese carta e penna e, tutto soddisfatto, mi porse un biglietto con su un ideogramma cinese.

Non ho mai saputo di cosa avesse bisogno.

Qualcuno, colto da un attacco di pigrizia, tenta un approccio telefonico direttamente dalla camera. Alzi la cornetta e ti ascolti bello, bello un monolgo in cinese. L’importante è non ribatterlo, tanto dopo un pò finisce e il click della cessata comunicazione ti tranquillizza.

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