Ieri, al suono della chiamata interna della camera 51, rispondo: “ricevimento prego?”. Dall’altra parte una vocina da cartone animato mi risponde: “ah, mm, room ah, fiftu-uanne, mm, could you…ah…eto, no, could you, eto…”. Nel frattempo mi siedo, preoccupata se e quando questa comunicazione avrà fine. La sprono con lo stesso invito che si farebbe ad un cavallo con gli speroni, rispondendogli con un “yeees…”, e lei continua: “ye, ye, room fiftu-uanne, could you please, ah..eto…”. A quel punto squilla un altro telefono. Colta dall’indecisione se finire la comunicazione con la signora e poi rispondere, opto per allontanare la cornetta della giapponese e sentire chi mi chiama sull’altra linea. Con una velocità pazzesca, tutto d’un fiato, dico: “hotel …in cosa posso esserle utile?”. Dall’altra parte un signore mi dice: ” Buona sera mi chiamo Piera”. Penso di essermi sbagliata, si tratta dell’ennesima donna la cui voce al telefono suona maschile. “Mi dica”, rispondo, e lei: ”Vorrei prenotare una camera dal 4 all’11 aprile”. Nel frattempo riprendo la cornetta della giapponese per sentire a che punto è arrivata: ” eto…room fiftu-uanne, eto”. Ok, penso, ancora stiamo ai preliminari, posso prendere questa prenotazione. Continuo così la comunicazione con la sig.ra Piera “prego signora, ho disponibilità”. Già armata di carta e penna, mi accingo a prendere tutti i dati e a chiudere la chiamata in meno di un minuto, quando la signora mi interrompe e mi dice: “c’è un problema, sono un trans”. Lo dice talmente veloce, che l’unica parola che capisco è “problema”. Lì per lì penso di non dare peso al cosidetto problema, l’importante è chiudere presto la comunicazione poichè la giapponese dall’altra parte è quasi pronta a portare a termine la frase, infatti è arrivata a ” eto..could you please bring…eto…”. Così a Piera dico “nessun problema signora”, ma lei insiste “sono un trans”. A questo punto ricompongo le lettere di questa specia di monosillabo T-R-A-N-S, ed emetto un lungo e sonoro “Ah”, per cercare di prendere tempo e trovare una risposta intelligente, così dico: “e che problema c’è, noi accettiamo tutti”. Appena data la risposta prendo a testate il tavolo, incazzandomi con me stessa per la risposta più stupida che potessi dare…ci mancava che dicessi “signora noi accettiamo tutti: cani, pederasti e trans”…che stupida! Che fortuna la signora Piera non percepisce la mia risposta in questi termini, anzi mi risponde rincuorata del fatto che io non veda nessun problema. E colpita da tanta disponibilità per raccontarmi la sua vita, fatta di ambienti pieni di pregiudizi, di amiche date in pasto alla strada, delle sue scelte di vita…oddio, in che situazione mi sono messa, la cosa si fa lunghissima, e non voglio ferire la signora Piera chiudendo in modo sbrigativo la comunicazione. Poi mi ritorna in mente la giapponese, si la giapponese! La mia svolta per terminare la comunicazione con Piera in modo professionale: “mi scusi signora se la interrompo, purtroppo ho un’altra persona sull’altra linea, e devo salutarla…quando vuole mi richiami pure”, e lei “grazie eva, non mancherò”. Tiro un sospiro non tanto di sollievo, quanto per preparami a risolvere l’altra chiamata, quella della signora giapponese. Così, con un’altra spronata di incitamente dico:”yes madam, could i bring what madam, what?” e lei finalmente tutto d’un fiato, con enfasi liberatoria mi risponde “hotta water!!!”.