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check-in alla giapponese

Pubblicato da eva6mila su Dicembre 31, 2007

Chiunque nella vita ha avuto a che fare con un giapponese non può non esprimere un giudizio più che positivo: i giapponesi sono molto educati, ordinati, puliti, mantengono un tono di voce moderato, non emanano cattivi odori neanche se mangiano una zuppa di cipolle. Non posso non essere d’accordo, ma provate a moltiplicare un giapponese per 50 e allora vi ritroverete in una specie di incubo. Ogni sera che nel mio hotel approdano dai 30 ai 70 giapponesi, a secondo del numero dei gruppi, si assiste allo stesso identico show. Il gruppo si dirige verso l’ingresso in modo ordinato lasciando il capogruppo in testa che si rivolgerà al receptionist con le stesse identiche frasi di rito, come se recitasse un copione di una piece teatrale. Il capogruppo, o leader, è il fedele servitore a cui tutti si affidano ciecamente. Il suo ruolo lo investe di responsabilità e lo carica pertanto di stress; talvolta ho provato a fare delle varianti al copione anticipando tutte le domande che mi avrebbe rivolto nei successivi 10 minuti, un disastro! Il leader giapponese deve fare lui le domande, tanto qualsiasi cosa tu anticipi lui non ascolta. Ci sono delle regole da rispettare nella fase del check in, e se si assecondano i suoi tempi e modi lui è felicissimo, se invece segui i tuoi tempi e gli mescoli le carte va in tilt.
Il gruppo di giapponesi una volta entrato in hotel prende educatamente posto nella hall, in attesa che il capogruppo svolga le pratiche per loro. Quando lui ha terminato inizia il vero e proprio spettacolo, la consegna delle chiavi. Non so perché, ma il leader cambia totalmente il tono della voce, accordandola a una nota più sopra e comincia a fare l’appello: una dolcissima “canzone” il cui testo sono i nomi delle persone con l’appellativo San (Signor-Signora) alla fine, che batte il ritmo della melodia, seguito dal numero delle camere. E’ ovvio che non canta, ma per i suoni che emette è come se lo facesse. Uno spettacolo a cui vi auguro di assistere almeno un volta nella vita.

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